Le gemelle "tremendine" Tutto ha avuto inizio il 15 dicembre del 1999, l'ecografo nel corso dell'esame di routine - visto il mio stato di gravidanza - mi chiese se in famiglia c'erano dei gemelli. Cominciai a ridere talmente forte che non potemmo proseguire la visita. Da allora la mia vita cominciò a cambiare. Avevo trentadue anni, sposata da cinque con Pasquale, madre di un bellissimo bimbo, Vittorio, di tre anni e mezzo, un lavoro part-time che mi soddisfaceva appieno, un piccolo appartamento ancora da finire di pagare.
Le mie giornate erano, come per la maggior parte delle donne che lavora anche fuori casa, tutte piene d'incombenze che delle volte a stento riuscivo a trovare del tempo per me stessa. Avevo il desiderio di un altro bambino; perciò quando mi accorsi di essere incinta non mi meravigliai più di tanto perlomeno fino a quando non ebbi la notizia che si trattava di gemelli. Non potrò mai dimenticare gli occhi di mio marito quando incrociarono i miei, fu un momento indescrivibile. In auto, di ritorno dalla visita per l'esame ecografico, ricordo solo che ci veniva da ridere ma non scambiammo una sola parola. Così cominciò la mia gravidanza gemellare. Mi piacerebbe sapere se altre mamme di gemelli hanno provato le mie stesse sensazioni durante quel periodo. Mi sentivo speciale, come se qualcuno mi avesse affidato un gran compito, questa gravidanza era molto diversa da quella precedente non tanto per le sensazioni fisiche ma a livello mentale. Ero in uno stato di benessere misto a confusione. Non facevo altro che pensare al loro arrivo e a come bisognava organizzarsi. Dovevamo cambiare casa, auto, procurarci un'altra carrozzina, un'altra culla, un altro passeggino, un altro seggiolone, insomma occorreva il doppio di quello che avevamo già. Incominciarono anche i primi dubbi: "Come farò a crescerli? Come li allatterò? Come potrò occuparmi di loro? Sarò in grado di gestire tutto da sola? A chi mi dovrò rivolgere?". Per i successivi quindici giorni non pensavo ad altro, la mia mente era attanagliata da dubbi e incertezze ma nonostante ciò ero molto felice. Cominciò con le mie due "tremendine" - termine coniato da Vittorio il primogenito - uno speciale feeling, io ero certa che nel mio grembo ci fossero due bambine pur non avendo avuto nessuna certezza dall'ecografo. Il sogno s'interruppe quando il 28 dicembre fui ricoverata in ospedale per una minaccia d'aborto. Furono giorni tremendi, pregavo ogni minuto affinché loro avessero la forza di resistere, gli dicevo: "Bambine io farò di tutto per avervi, mi raccomando tenete duro non mollate perché la mamma vi desidera tanto." Così, dopo un mese d'assoluto riposo, superammo il primo scoglio. La vita riprese ad essere quella di sempre, cercavo solo di non strafare. La gravidanza procedeva bene, al quarto mese cominciai a sentirle muovere, che gioia, che felicità, era qualcosa di sensazionale sentirle dentro di me e quando mettevo la mano sulla pancia avevo la sensazione di tastare le loro testoline, i loro piedini. Mio Dio !!! Il loro arrivo era previsto per il 30 luglio 2000 ma, ahimè, non so perché le "tremendine" vollero farmi una sorpresa. Il 30 maggio, alla 30 settimana di gravidanza mi si ruppero le acque. Sapevo che era troppo presto e fui assalita dal panico. Mi considero una donna molto forte, difficilmente la paura mi assale, sono ottimista per natura, amo la vita così com'è, so che ogni giorno vissuto è qualcosa di speciale che non tornerà, ma allora mi meravigliai di me stessa. Divenni un'altra, tutto ero tranne che ottimista, ero convinta che non sarei riuscita a farle nascere. Ricordo quel giorno come un brutto sogno. Mio marito mi portò all'ospedale della città, purtroppo date le poche settimane di gravidanza dovetti essere trasportata in un'altra struttura fuori provincia attrezzata per la nascita di bimbi prematuri. Un'ora di viaggio in autoambulanza, non avendo nessun dolore ma con i pugni talmente stretti che le unghia si spezzarono, non riuscivo a capire ciò che stava accadendo se era reale oppure no, non parlavo, non piangevo, pregavo solo per le mie bambine: "Dio mio perché? Ti prego non portarmele via proprio adesso, se non erano miei questi angioletti perché non li hai presi a dicembre quando ancora non avevo sentito i loro corpicini muoversi dentro di me? Perché? " Ripetevo tutto ciò come una giaculatoria. I dottori mi visitavano, mi facevano domande ma ormai ero in un altro mondo. Quando fu tutto pronto per il parto, durante il percorso per la sala operatoria, vidi mio marito e mia madre e cercai di assumere un atteggiamento tranquillo per rassicurarli. Non ne fui capace e cominciai a piangere. Entrata in sala parto l'anestesista mi disse che m'avrebbero fatto l'epidurale in modo tale da essere partecipe al parto e di poter vedere ed abbracciare le mie tanto attese "tremendine". Ma non fu così, io non le vidi e non sentii nemmeno i primi vagiti, mi preoccupai molto e il mio pianto divenne sempre più affannoso, ricordo che l'anestesista tenendomi per mano ed accarezzandomi la fronte mi diceva di stare calma, se stavo tranquilla i medici avrebbero finito prima e sarei andata in camera con le mie bambine che nel frattempo stavano visitando e lavando. Pur avendo intuito che era una bugia ciò mi calmò, non sapevo cosa esattamente sarebbe successo alle mie tremendine, mi avevano detto che avrebbero avuto bisogno di cure ma pensavo almeno che le avrei viste ... purtroppo mi sbagliavo. Francesca e Federica, questi sono i loro nomi, (monozigote di segno zodiacale, guarda caso, "GEMELLI") non hanno visto la loro mamma alla nascita, all'improvviso hanno lasciato il mio corpo, le mie carezze, le mie parole. Ci siamo incontrate dopo quattro lunghi ed estenuanti giorni. Appena tornai in camera dopo il parto c'era mia madre, chiesi notizie delle "tremendine", "Dove sono? Come stanno?". Tutto mi disse tranne quello che volevo sentire. Chiesi di Pasquale mi disse che era dai medici per sincerarsi sulle condizioni delle bambine. Non ricordo quanto tempo dopo vidi mio marito so solo che sembrava un secolo. Lui venne e iniziò a farmi capire cosa succedeva con molta dolcezza, cercando di rendere tutto più semplice di quando non fosse in realtà. La prima cosa che mi disse, con gli occhi luminosi (non so se per la gioia o per la paura) che le nostre bambine erano molto belle: " Sai Francesca, la prima nata, pesa Kg 1,750 mentre Federica 1,800, adesso sono in terapia intensiva perché hanno bisogno di cure sono piccoline, sono intubate perché non riescono a respirare da sole, hanno bisogno del surfattante per respirare, questa sostanza gliela inietteranno, poi si vedrà". Cosa si vedrà? chiesi io, mi rispose che dovevo essere fiduciosa. Il quarto giorno finalmente potei andare per la prima volta a vedere le mie bambine. Su di una sedia a rotelle - ebbi anche io dei problemi - accompagnata da mio marito scesi giù al reparto di terapia intensiva. La prima che vidi fu Francesca, poi Federica, quanto erano belle, il mio cuore balzò in gola per la gioia che provavo nel vederle ma nello stesso tempo cominciai a tremare perché temevo per la loro salute. Ognuna in un'incubatrice, supermonitorate, piene d'aghi, Francesca aveva ancora problemi respiratori, ricordo che un medico parlava con mio marito ma io non ascoltavo perché sussurravo alle "tremendine": "Forza signorine, vi prego tenete duro la mamma è con voi non mollate, vi amo tanto e non vedo l'ora di potervi abbracciare." Mi facevano un'immensa tenerezza, la loro testa era grande quanto un arancio, i piedini quanto il mio pollice, molto magre, avevano dei bellissimi capelli lunghi e neri. Ritornai in camera contenta d'averle finalmente viste ma avevo la strana sensazione di aver dimenticato qualcosa. Mi resi conto che accecata dalle mie bambine non avevo chiesto nulla ai medici sulla loro salute, mio marito rassicurandomi mi disse che le cose stavano andando meglio, "... le hanno anche stubate". Quella notte per la prima volta da quando ero lì riuscii ad immaginare la vita con i tre figli e mio marito. Il giorno dopo avevo tanta voglia di rivederle e così cercai di alzarmi da sola, non mi sentivo molto bene, la ferita del cesareo mi faceva male, mi costringeva ad assumere una strana posizione, quasi piegata in due, le gambe le trascinavo, camminavo appoggiata al muro perché mi girava tutto ma nonostante ciò desideravo andare dalle mie bambine che si trovavano al piano inferiore dell'ospedale nel reparto di terapia intensiva neonatale. M'incamminai lungo il corridoio, ero quasi arrivata all'uscita quando un'infermiera mi fermò dicendomi che in quelle condizioni non potevo andare da nessuna parte senza essere accompagnata, le chiesi il piacere di farlo poiché ero sola al momento, rispose che non poteva, tempo mezz'ora finiva il turno e doveva preparare le consegne per le colleghe, mi riaccompagnò nella mia stanza dicendomi di aspettare. Io non potevo farlo, il reparto di terapia intensiva era aperto solo per un'ora, quando mi resi conto che c'era un po' di confusione per il cambio turno scesi giù dalle mie bambine badando a non farmi scorgere dal personale. Quando arrivai in TIN un'infermiera mi fece accomodare per riprendere fiato. Dissi che volevo parlare con il medico, questi dopo un po' venne e mi spiegò come stavano le cose: "Le bimbe sono in prognosi riservata, hanno avuto un calo e attualmente pesano 1,300 Kg, tra l'altro Francesca ha un soffio al cuore, domani proveremo a dargli tre gocce di latte e vedremo se reagiranno." Mi crollò il mondo addosso, non sapevo cosa dire o cosa fare l'unica domanda che mi uscì dalla bocca fu: "Quando potrò portarla a casa?". Domanda sciocca. Mi rispose che non poteva dirmi altro. Mi recai da loro, erano sempre in incubatrice, così belle, così piccole, talmente piccole che l'infermiera effettuava il cambio della biancheria con una mano tenendo nel palmo dell'altra una di loro. Le accarezzai a lungo prima di andarmene. Ritornai in camera non so come, mi sentivo malissimo, mi resi conto solo allora di come realmente stavano le cose, mi vennero in mente tanti cattivi pensieri ... chissà se mai le potrò abbracciare ... tanta paura. Per i successivi quattro giorni fino alle mie dimissioni, non facevo altro che aspettare le 13,30 ora nella quale potevo scendere in TIN per incontrare le mie "tremendine". I medici non si pronunciavano mai e io ormai non chiedevo più niente, le mie bambine erano sempre lì, immobili con le flebo, vicino all'incubatrice c'era un tabulato su cui erano riportati i cc di latte che prendevano ogni due ore e il loro peso. Non c'erano molte novità. Così il sei giugno andai a salutare le mie bimbe: "Ciao signorine la mamma deve andare via di qua, senza di voi purtroppo, ma vi porto nel mio cuore." Dopo otto giorni quindi lasciai l'ospedale per far ritorno a casa. Nonostante avessi l'altro figlio cui dare spiegazioni e soprattutto il mio affetto, non mi sentivo a mio agio, cercavo d'essere tranquilla e serena ai suoi occhi ma soffrivo molto. Tre volte la settimana io e mio marito ci recavamo dalle nostre bimbe, le cose sembravano andare meglio, almeno stavano man mano recuperando peso. Il ventuno di giugno, un medico c'informò che se non sorgevano complicazioni molto probabilmente fra qualche settimana Federica quella che pesava di più (kg. 1.700), l'avremo portata a casa. Ero molto contenta per questa notizia ma anche un po' delusa perché avrei voluto portarle via entrambe. Quel giorno le lasciammo, dopo averle accarezzate a lungo, con animo diverso. Poi successe qualcosa di grande, di meraviglioso e soprattutto d'inaspettato. Il ventiquattro di giugno alle ore 10 circa ci telefonano dall'ospedale, risponde mio marito, in un primo momento pensai al peggio ma poi guardandolo in faccia capii che la notizia era quella che aspettavamo da qualche settimana. Siii !!!!!!!!!!!!! Le "tremendine" ce l'avevano fatta!!!!!!!!!!!!!!!!! Venivano finalmente a casa dalla loro mamma. Alle ore 15 dello stesso giorno Francesca e Federica fecero il loro ingresso in casa Cataffo. Non potete immaginare la mia gioia. Il loro peso era di Kg. 1.800 per Francesca e Kg. 1.900 per Federica erano lunghe rispettivamente cm 44,5 e cm 45, erano in ogni caso ancora molto piccole ma bellissime. Da allora ad oggi sono passati tredici mesi come un lampo, ancora non mi rendo conto che le mie bambine hanno già spento la prima candelina ma con loro il tempo vola, nel vero senso della parola. Cominciai da subito ad occuparmi di loro, bevevano 20 cc di latte a testa ogni due ore, anche di notte. La prima notte fu tremenda, dopo la poppata delle 23 avevo messo la sveglia per paura di addormentarmi, ma non chiusi occhio, passai tutta la notte a guardarle. In seguito tutto fu automatico, non avevo bisogno di sveglia né di altro, la mia mente era entrata in sintonia con i loro bisogni. La mia giornata tipo si svolgeva in tal modo, sveglia - per modo di dire - alle 4.45 per preparare i biberon per le 5, prendevano il latte contemporaneamente, coricate ognuna nella loro carrozzina, cambio del pannolino con bagnetto ed ecco che passate le due ore erano già le sette, di nuovo il latte, sterilizzazione biberon, cambio pannolino e restava giusto il tempo per lavarti e vestirti che erano già le nove, ora di un'altra poppata. Così si continuava per tutta la giornata immersa tra biberon e pannolini. Nei ritagli di tempo c'era da accudire all'altro bambino, preparare pranzo, cena, riassettare la casa, lavare, stirare e tutte le altre cose che le mamme conoscono sicuramente meglio di me. Mio marito in tutto ciò mi dava una mano come poteva, con il lavoro da turnista che fa il tempo che gli rimane è poco, comunque lui si occupava di tutti gli affari esterni, procurare pannolini, latte, tisane, farmaci, occorrente per l'igiene delle bambine, scelta del pediatra, spesa per casa, pagamento delle bollette, sturare i lavandini ... anche loro s'intasavano in quel periodo ... e soprattutto si occupava di Vittorio visto che io ero impegnatissima. Nei primi due mesi la cosa sembrava comunque non impossibile contrario di quello che mi aspettavo, le "tremendine" dormivano sempre non davano un ombra di fastidio, dovevo spesso svegliarle per la pappa. Poi a settembre, tutto è cambiato, cominciarono ad essere più presenti, a piangere quando avevano fame o quando si svegliavano e si sentivano sole. A dicembre cominciano le prime pappe, i primi gorgoglii i primi ...mamamama... babababa.... dadada.......brbrbrbrrr. A febbraio hanno cominciato a tirare fuori i primi dentini. Ad aprile, se sorrette, a fare i primi passi, fino ad arrivare ad un anno con sei denti ciascuna, chiamando chiaramente mamma, alzandosi e sedendosi da sole nella culla, correndo come matte nel girello. Al momento in cui scrivo queste righe, pesano entrambe 10 kg e sono lunghe 77 cm. hanno capelli neri e ricci, due occhi grossi neri e sono veramente "tremende". Fanno tutto insieme, dormire mangiare, piangere, ridere, parlare, battere le mani .... persino la cacca. Le cose che piacciono ad una piacciono anche all'altra e vogliono sempre le stesse, quando una si fa il bagnetto l'altra piange perché vorrebbe stare al posto della sorella ma guai a provare a farlo insieme, ho notato che se stanno molto vicine si accapigliano, si mordono si prendono a schiaffi, raramente si toccano per accarezzarsi. Solo una volta accadde che entrambe, sedute di fronte, si toccarono a vicenda come per conoscersi, se una toccava l'occhio all'altra quest'ultima faceva lo stesso e così anche con i capelli, denti, piedini ... si parlavano ed ebbi l'impressione che si capissero, fu meraviglioso. Una piange per un qualsiasi motivo l'altra la imita, tutto quello che fa una l'altra segue a ruota. Dormono persino nella stessa posizione. Fisicamente si somigliano molto, la maggior parte delle persone dicono che sono identiche, caratterialmente sono molto diverse anche se a volte è come se si scambiassero i ruoli. All'inizio Francesca era la più combattiva, la più attiva, la più "tosta" come diceva il ns. pediatra, cercava sempre di sopraffare la sorella la quale gli stava alla larga. Francesca ha lo sguardo più vispo, più da monella mentre Federica è più dolce. Ora Federica pur conservando il suo sguardo dolce, è più impertinente, tira capelli e schiaffi alla sorella, la quale a volte non reagisce. Francesca è diventata più calma e tranquilla, anche la notte da meno problemi di Federica che si agita sempre. Fino a qualche mese fa era il contrario. Non riesco ad immaginare come saranno da grandi, ancora non sono riuscita a capire il loro mondo e forse non lo capirò mai, perché secondo me hanno proprio un loro mondo, un qualcosa di speciale, un legame particolare. La cosa più brutta che possa capitare, specialmente quando sono sola, è che la notte piangano senza che riesca a tranquillizzarle. Perché? Perché ho solo due braccia , ce ne vorrebbero quattro, questa è la cosa che mi dispiace di più. Non posso dedicarmi a loro come vorrei perché sono due ed io una sola. Mi piacerebbe prenderle in braccio coccolarle, stropicciarle di baci contemporaneamente. A volte se prendo una l'altra piange e viceversa. Sono gelosissime, io cerco di non perdere mai la calma ma vi assicuro che a volte ... è difficile. Spesso sono veramente esausta, la sera si fa tardi perché quando loro si addormentano ti dedichi alle faccende di casa e vai a letto verso mezzanotte o l'una, poi durante la notte magari loro piangono o si agitano e resto insonne, la mattina ti alzi presto con loro e non riesci a concludere niente. Nonostante ciò ogni giorno ringrazio Dio per ciò che mi ha dato e che mi sta dando. Forse è proprio vero che una persona riesce ad apprezzare le cose solo quando ha rischiato di perderle. Crescere dei gemelli è molto molto diverso, sia per l'impegno sia per le soddisfazioni. Mi sento solo un po' in colpa verso mio marito e verso Vittorio, alla fine della giornata, quando faccio i conti con me stessa sono consapevole d'aver dedicato quasi tutto il mio tempo alle "tremendine" e molto meno a loro due. Mi dispiace, la sera Vittorio mi dice: "Mamma, quando le sorelline si addormentano ci facciamo due coccole come ai vecchi tempi?" Io gli rispondo: "Si, aspettami sul divano" ma poi succede spesso che quando vado lui già dorma e così non mi resta che portarlo a letto, lo accarezzo, lo bacio a lungo ma lui non mi sente. Chissà se un giorno capirà. Ai miei tre tesoriTutti i giorni ringrazio Dio perché mi ha donato la gioia di essere madre di tre splendidi bambini. A volte ho un po' paura di non saperli amare abbastanza, di non essere una buona madre. Con il vostro aiuto cari miei bambini io ce la metterò tutta. Cercherò di darvi più amore e dolcezza possibile, senza soffocarvi; cercherò di farvi capire che nella vita non tutto è scontato e niente vi è dovuto se non l'amore di chi vi ha messo al mondo; cercherò di farvi capire quello che è giusto e quello che è sbagliato, senza interferire mai con le vostre scelte; cercherò di insegnarvi a volare da soli in modo tale che quando arriverà quel giorno sarete in grado di non cadere ma, se anche ciò accadesse, saprete che rialzarsi da soli costa molta fatica ma da tante soddisfazioni. Potrete sempre contare su di me se mi chiederete di aiutarvi lo farò ma prima o poi dovrò smettere di starvi addosso, e non perché non voglia più ma perché dovrò lasciarvi fare, tentare, sbagliare ed imparare. Insomma, dovrò farmi un po' in là e guardarvi vivere ...  |